Hans-Ulrich Obrist, Serpentine Galleries, Londra (Capitolo 5/7)

Una conversazione sperimentale con Hans-Ulrich Obrist (Capitolo 5/7)

Conversazione continua…

Trascrizione della conversazione in basso 


 

Tiziana Casapietra: Per partecipare al programma Europa Creativa 2014-2020 è richiesto di operare nel tentativo di coinvolgere un pubblico differenziato e di raggiungere persone che hanno poca familiarità con il mondo della cultura. Cosa ne pensi?
Hans-Ulrich Obrist: Riguardo alla tua domanda sul coinvolgimento di un pubblico diversificato, stiamo per realizzare una Maratona la settimana prossima, la nona per l’esattezza. Quando nel 2006 ho iniziato a lavorare alla Serpentine Gallery e, in qualità di condirettore ho iniziato la mia collaborazione con la direttrice Julia Peyton-Jones, una delle prime idee è stata quella di combinare il Padiglione e le Maratone. Nel 2000 Julia aveva avuto l’idea del Padiglione. L’intenzione era quella di coinvolgere gli architetti nel contesto di un’istituzione artistica, invitandoli a progettare ogni anno un Padiglione posizionato in un piccolo appezzamento di fronte alla Serpentine, da reinventare completamente ogni anno. È come costruire una nuova ala ogni anno, ma è forse anche più di questo: è come costruire una nuova istituzione ogni anno, aggiungere una nuova Serpentine ogni anno. Nei mesi estivi, da Giugno a Ottobre, siamo quindi impegnati alla ridefinizione dei contenuti, del significato e delle necessità che questa nuova istituzione comporta. Non è come avviare un’espansione o un cambiamento nell’architettura ogni dieci o venti anni, no, si tratta di una rotazione annuale, un’invenzione annuale.
Quest’idea della Maratona ha molto a che fare con la tua precedente domanda su come evitare che il mondo dell’arte guardi solo a se stesso, come si possa renderlo più aperto e come si possa creare un ambiente in cui tutti i campi siano connessi.

Extinction Marathon, 2014. Courtesy Serpentine Galleries, London.

Richard Prum at the Extinction Marathon, 2014. Courtesy Serpentine Galleries, London.

La Maratona, come format, è nata originariamente all’interno di un festival teatrale. Arrivai a questa idea nel 2005 a Stoccarda, durante il festival Theater der Welt, quando Marie Zimmermann e Christine Peter mi invitarono a sperimentare con il tempo in un festival. Ho detto loro: “Sapete che io lavoro a queste conversazioni… Forse potremmo organizzare una conversazione non-stop con cui provare a elaborare il ritratto della città”. Ma è quasi impossibile realizzare il ritratto sintetico di una città. Il pittore austriaco Oskar Kokoschka ne aveva già parlato agli inizi del ventesimo secolo, quando disse che ogni volta che si dipinge una città, nel momento stesso in cui è ritratta sulla tela, è già cambiata. Quindi è praticamente impossibile ritrarre la complessità di una città, e in qualche modo è come se lui avesse vietato la stessa idea di un’immagine sintetica della città. È molto interessante riflettere su come si possa ottenere un ritratto polifonico di una città come Stoccarda. Così, nel 2005, abbiamo iniziato raccogliendo insieme le diverse discipline, esperienze, intensità e protagonisti, con l’intenzione di iniziare una conversazione.
Quando poi nel 2006 abbiamo cominciato la collaborazione con la Serpentine, Julia ed io abbiamo invitato Rem Koolhaas per la realizzazione del Padiglione. Lui lo ha immaginato come una sorta di bolla, una bolla per le conversazioni, paragonabile alla voliera di Cedric Price. Infatti il Padiglione potenzialmente potrebbe anche volare fuori dal Parco, far penetrare l’aria fresca, muoversi in su e in giù. Nei giorni di sole può salire e diventare un riparo. E in questa sorta di architettura a forma di bolla dedicata alla conversazione, nel 2006 abbiamo realizzato la prima Maratona a Londra. Si è trattato di una conversazione infinita che ha delineato, attraverso 72 interviste e in 24 ore, il ritratto di Londra. Ricordo che Doris Lessing aveva descritto il mondo sull’orlo di un precipizio: è stato incredibilmente commovente. In seguito tutto questo è diventato un libro che contiene il ritratto della città di Londra nell’anno 2006.

Laboratorium, 1999. Courtesy Provinciaal Fotografie Museum Antwerp.

Laboratorium, 1999. Courtesy Provinciaal Fotografie Museum Antwerp.

L’anno seguente abbiamo avuto Olafur Eliasson che ha disegnato il padiglione con Snøhetta, Kjetil Thorsen. Ha pensato che si fosse parlato abbastanza e che fosse giunto il momento di “fare”. In una sorta di continuazione con “Laboratorium”, ha proposto di realizzare una Maratona dell’Esperimento e così abbiamo invitato circa sei professionisti ad eseguire degli esperimenti davanti al pubblico. In questo modo è accaduto qualcosa di interessante: la Maratona è diventata una sorta di esposizione collettiva. Non si trattava più solo di una conferenza, di un simposio o di una Maratona di Interviste; è diventata una sorta di esposizione collettiva in cui ogni artista e scienziato aveva a sua disposizione, anziché uno spazio fisico, 15 minuti di tempo.
Normalmente durante una collettiva ad ogni artista viene assegnata una parete e uno spazio, qui invece abbiamo assegnato un tempo. Ne è conseguita la realizzazione di una serie di performance e di esperimenti eseguiti in pubblico in collaborazione con edge.org.
Tutti questi Padiglioni, così come tutte queste Maratone, si sono evoluti e ora siamo al nono anno. Il Padiglione per questa nona edizione è ideato dal cileno Smiljan Radic ed è qui che si svolgerà la Maratona con Gustav Metzger, si tratta ancora una volta della collaborazione con un artista.
Secondo Gustav Metzger l’estinzione è l’argomento più urgente in questo momento, a causa delle molte specie che stanno scomparendo. Ovviamente il pensiero corre al ben noto esempio del panda, ma ci sono molte altre specie.
A.S. Byatt l’altro giorno ci ha domandato quale fosse l’ultima volta che abbiamo visto un millepiedi. Penso sia una domanda interessante per chiunque voglia ascoltare questa intervista. Quando avete visto l’ultima volta un millepiedi? Questa è la domanda di A.S. Byatt.
Ci sono molti organismi più piccoli che stanno scomparendo, e non si tratta solo di specie ma di culture, di linguaggi. Prendiamo ad esempio la scrittura a mano. L’attività di scrivere a mano è a rischio d’estinzione, sempre meno persone scrivono a mano. Abbiamo un’intera generazione che sta crescendo con Internet, una generazione che stiamo mappando con Simon Castets, nell’ambito della ricerca di 89plus, una generazione straordinaria.
Si tratta di un’intera nuova generazione emergente costituita da artisti, poeti, tecnici, nati dopo il 1989. Guardare il loro lavoro è davvero eccitante, e stiamo cercando di raccoglierlo in un sito web attraverso conferenze, eventi, mostre. In questa generazione possiamo riscontrare che, crescendo con Internet, la scrittura a mano ha iniziato a ricoprire un ruolo sempre meno importante. Questo vale ancor più per i bambini che a malapena la usano.
Umberto Eco qualche anno fa ha scritto un testo in cui diceva che lo scrivere a mano è a rischio d’estinzione e che occorre fare qualcosa in proposito. Così ho pensato che sarebbe stato grandioso non solo parlarne nel contesto della Maratona delle Estinzioni, dove Gustav Metzger ha lavorato su una specifica forma di scrittura a mano estinta, ma ho anche pensato che sarebbe stato interessante dare vita a un movimento attraverso Instagram e Twitter. Ogni giorno avrei potuto postare una frase scritta a mano da un artista, uno scienziato o un architetto, per celebrare le diversità della scrittura a mano.

Extinction Marathon, 2014. Courtesy Serpentine Galleries, London.

Extinction Marathon, 2014. Courtesy Serpentine Galleries, London.

Il fatto è che la mia calligrafia e la tua non sono mai uguali, due persone non avranno mai la stessa calligrafia: se prendi mille persone avrai mille forme di scritture diverse. Ma questo è solo uno degli aspetti legati all’argomento estinzione. C’è anche la scomparsa dei linguaggi, delle culture: tutto questo sarà oggetto di discussione in questi due giorni della Maratona sull’Estinzione.
Per tornare alla tua domanda, cosa significa tutto questo in relazione a pubblici diversi? Quando si organizza una conferenza sull’architettura si richiama un pubblico di architetti, quando si organizza una conferenza sull’arte partecipa il mondo artistico, con una conferenza sulla scienza arriva la comunità scientifica. Penso sia molto importante mischiare tutti questi mondi, unirli.
Le Maratone sono un modo per metterli insieme, invitando a parlare uno scienziato e un artista si evita di creare il ghetto della conoscenza. Mescoliamo tutti i campi della conoscenza e il risultato è che gli spettatori che vengono a vedere la performance di un artista alla fine restano anche per la presentazione di un matematico e per l’intervento di uno scienziato. Ma non si tratta solo di riunire e creare collegamenti fra questi professionisti, ma di unire i rispettivi pubblici, creare qualcosa di più di una passerelle. Credo fosse Félix Fénéon a parlare di questo concetto. L’anarchico francese, amico di Georges Seurat e Toulouse-Lautrec e grande scrittore. Questa sua teoria è stata di grande ispirazione anche per il mio lavoro di curatore. Fénéon ha scritto sul concetto di Passerelle dicendo che dobbiamo costruire molte Passerelles.
Inoltre credo molto anche in questa idea di Gilbert & George di un’“Arte per tutti” e infatti alla Serpentine Gallery l’ingresso è gratuito. È molto importante che nessuno sia escluso e in questo senso sono stati costruiti molti ponti. Questa idea di connessione… Ancora una volta torna la domanda su come la curatela possa collegarsi all’urbanistica, come possa connettersi alla città, contribuire alla città.
Circa sei, sette anni fa alla Serpentine Gallery con Julia Peyton-Jones e Sally Talant, a quel tempo a capo dei programmi, e tutto il nostro gruppo di lavoro, ci siamo resi conto che non c’era alcun collegamento tra la Serpentine, Kensington Gardens e la vicina Edgware Road, che è a solo pochi minuti da noi. Edgware Road è una strada con una straordinaria storia mediorientale, ci sono così tanti strati… È molto simile agli arcipelaghi descritti da Édouard Glissant, è un incredibile insieme di tessuto urbano, storia e varie comunità. Abbiamo quindi pensato che sarebbe stato molto interessante, all’improvviso, nel contesto della Serpentine, creare una consapevolezza di questa Edgware road, realizzando residenze d’artista e utilizzando questa strada come un progetto della Serpentine.
Il “Progetto Edgware Road” si sta sviluppando e ora stiamo sia organizzando residenze per artisti provenienti da Beirut e da Il Cairo che portando artisti di Londra a Beirut e a Il Cairo. È un progetto che va avanti ormai da sei, sette anni. Queste realizzazioni sono lente, prendono del tempo: come vedi è l’opposto della concetto curatoriale “Fly-in, Fly-out”, ed è così che si possano creare collegamenti.

Tutte le immagini sono stata gentilmente fornite da Hans-Ulirch Obrist. Qui i crediti completi delle immagini relative alla Extinction Marathon alla Serpentine Gallery.

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