Lani Asuncion, La Nuova Scuola del Connecticut

lani-asuncion-1Questa conversazione presenta il lavoro “Three Sisters” dell’artista multidisciplinare Lani Asuncion, appartenente a quella che il curatore e artista Olu Oguibe definisce La Nuova Scuola del Connecticut. Con questa definizione, Oguibe si riferisce a tutti quegli artisti accomunati dalla volontà di condurre la propria pratica artistica lontano dalle pressioni delle grandi città e di occuparsi di temi quali la sensibilità ambientale e la connessione col luogo e i suoi abitanti. Si tratta di artisti che vivono e che hanno studiano in Connecticut. Oltre a Lani Asuncion, Olu Oguibe ha indicato anche Ted Efremoff e Colin McMullan che verranno presentati a breve su questa piattaforma. 

Questa conversazione è avvenuta durante la residenza di Lani Asuncion presso il Bilpin international ground for Creative initiatives (BigCi) in Australia. Durante la conversazione, Asuncion ribadisce l’importanza che ha per lei il fatto di instaurare relazioni personali nelle comunità con cui si rapporta. Ci parla del suo lavoro multimediale “Three Sisters”, incentrato sul ruolo della tradizione orale nel contesto contemporaneo e composto da elementi scultorei, video, installazioni e performance. Il progetto nasce dalla relazione complessa che l’artista intrattiene con le sue sei sorelle e richiama i racconti che vedono come protagoniste le montagne delle Tre Sorelle, storie che si sono evolute nel tempo in paesi e culture differenti. Il lavoro è suddiviso in tre parti: “Lost Myth” (2013), Sisters (Oregon); “SustainABLE” (2014), Carolina del Nord; “Dreamtime: Cat’s Cradle and the Lost Bone ‘Stolen Dreams’” (2016), Bilpin (Australia).

English version here

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Una conversazione con Ted Efremoff
Una conversazione con Colin McMullan


Trascrizione della conversazione in basso


  • Una conversazione con Lani Asuncion (versione integrale)

  • 2 minuti tratti dalla nostra conversazione

  • Parte I – Lost Myth [Three Sisters]

  • Parte II — SustainABLE [Three Sisters]

  • Parte III — Dreamtime: Cat’s Cradle and the Lost Bone “Stolen Dreams” [Three Sisters]

Tutti i video sono stati gentilmente concessi dall’artista

Tiziana Casapietra: Lani, quando ho invitato Olu Oguibe a indicare alcuni nomi di artisti da coinvolgere nel progetto, lui ha citato la scuola d’arte del Connecticut. Ovviamente non si tratta di un edificio o di un’istituzione ma di una tendenza che accomuna tutti quegli artisti che stanno abbandonando le grandi città e che scelgono di lavorare in realtà minori dove la vita è più connessa alla natura. Sarebbe bello se introducesse quest’idea di abbandonare New York e se ci parlasse anche del suo lavoro, del suo approccio all’arte e della residenza che sta svolgendo in questo momento.
Lani Asuncion: Si, sono tutte cose interconnesse in qualche modo.

TC: Si, posso immaginarlo.
LA: Tutto questo — la scelta di vivere in Connecticut, le ragioni per cui lavoro fuori dalla città e il motivo che mi ha condotto qui in Australia — è connesso all’idea di lavorare con la natura e con le comunità locali. Non intendo solamente creare una pratica sociale ma anche una pratica locale, instaurare una connessione diretta con le persone che cerco di portare dentro al mio lavoro e nel modo in cui interagisco con le varie comunità. Per esempio, ho un studio a New Haven e lavorerò con Artspace. Collaborerò con loro e li aiuterò per i prossimi tre mesi a coordinare il programma City-Wide Open Studio a cui do il mio contributo da tre anni e mezzo. Quindi è bello essere dall’altra parte, cercare di facilitare, coordinare e aiutare gli artisti a presentare il loro lavoro. In realtà, in Connecticut vivo a un’ora di distanza dal mio studio, quindi in un certo senso mi sono trasferita in un contesto di campagna profonda.

TC: Il mondo intero considera New York il luogo in cui dobbiamo essere se intendiamo sviluppare i nostri progetti nel mondo dell’arte, ma sembra che lei abbia deciso di vivere uno stile di vita diverso.
LA: Si, credo che la pace e lo spazio per pensare e lavorare in un ambiente più calmo e tranquillo mi abbiano permesso di condurre la mia pratica verso situazioni che mi interessano come ad esempio il BigCi qui in Australia, una realtà molto silenziosa e tranquilla. Mi trovo in un’area rurale dell’Australia vicino alle Montagne Blu, che da qui distano dai trentacinque minuti a un’ora. Proprio oggi ho incontrato alcune persone che vivono qui e che sono interessate a prendere parte al mio progetto e a esibirsi con me nel mio video. È stato così piacevole, ci siamo seduti e abbiamo parlato della storia locale e delle cose che avvengono nelle varie città. Qualcuno mi ha persino dato alcune giacche e altri indumenti perché fa così freddo qui e io non ho portato abbastanza vestiti. È stato così bello creare connessioni. Non sto solo incontrando persone con cui lavorerò ma sto anche instaurando amicizie e connessioni più strette che mi rendono felice.

TC: Vorrei che ci parlasse del suo lavoro e sarebbe bello poterlo anche mostrare.
LA: Allora, devo andare al piano inferiore perché mi trovo in un’area separata.
Non so se riesce a vedere.

TC: Si, la vedo. Magari vuole parlarci della sua residenza in Australia.
LA: Questo è qualcosa a cui ho lavorato oggi. Sto realizzando la terza parte del mio lavoro “Three Sisters” (Ndr. Parte I: “Lost Myth”, 2013; Part II: “SustainABLE”, 2014; Parte III: “Dreamtime: Cat’s Cradle and the Lost Bone ‘Stolen Dreams”, produzione in corso) basato sui racconti delle Tre Sorelle. Per realizzarlo sono stata in tre luoghi diversi: il primo è a Sisters, nell’Oregon. Ho iniziato il mio lavoro in relazione alla Catena delle Cascate, la catena montuosa locale. È una storia che ho inventato e riguarda la posizione geografica delle Tre Sorelle e le caratteristiche di queste tre montagne. Poi sono passata a realizzare la seconda parte della serie, che è stata prodotta all’Elsewhere Living Museum a Greensboro, nella Carolina della Nord. Ho lavorato nella zona dei tre Stati con coloro che sviluppano l’agricoltura biologica locale, con altre persone del luogo e con i tirocinanti che poi si sono esibiti nel mio lavoro. Trascorro anche molto tempo nel paesaggio a parlare con gli agricoltori locali della loro esperienza e della speranza che la loro pratica possa diventare totalmente sostenibile. Volevo avere un’idea di cosa volesse dire occuparsi di agricoltura biologica in un’area dove prevale la coltivazione OGM. L’ultima parte della storia delle Tre Sorelle la sto elaborando qui — non lontano da Bilpin —, nelle Montagne Blu del nuovo Galles del Sud. Questa storia è intitolata “Dreamtime” (Trad. “Sogno”) e ci sarà anche un sottotitolo “Stolen Dreams, Stolen Stories” (Trad. “Sogni Rubati, Storie Rubate”). Evidenzia gli elementi critici della storia coloniale a partire dall’appropriazione delle terre, guarda agli aborigeni e a come gran parte delle loro storie e della loro cultura siano state sfruttate.

TC: Ci può dire qualcosa di più su questi racconti e i loro titoli?
LA: I racconti delle Tre Sorelle sono racconti che connotano questi luoghi. Scrissi io stessa il primo perché faticavo a rintracciarlo nel territorio locale. Mi ero persino rivolta alla biblioteca del luogo dove mi erano state indicate alcune storie su queste montagne. Intravedevo una sorta di scollamento tra l’uso della storia delle Tre Sorelle e quella che viene raccontata e quindi ho intitolato quel lavoro “Lost Myth” (Trad. “Miti perduti”). Il secondo era “SustainABLE” (Trad. “Sostenibile”) e ha a che fare con la storia delle Tre Sorelle che fa riferimento alla tradizionale coltura associata di granturco, zucche e legumi; una metodica che rimanda immediatamente al giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti. E poi c’è il terzo racconto. In Australia esistono un paio di storie sulle montagne delle Tre Sorelle; in tutto il mio lavoro rifletto su questi racconti, sulla Storia e su altre problematiche locali. È una storia astratta e in quanto tale non è come se la stessi vivendo davvero o la stessi mettendo in scena. Per me è semplicemente un altro modo contemporaneo con cui intrattenere una conversazione sulle cose che accadono in vari luoghi.

TC: Alla fine questo progetto sarà realizzato come video?
LA: Realizzo video per ognuno di questi racconti. C’è una componente video, ma il progetto finale appare come un’intera installazione che si adatta alla grandezza del luogo in cui viene esposto. Idealmente ci dovrebbero essere anche gli oggetti che abbiamo utilizzato durante la performance quindi nel suo insieme l’esposizione presenterà sia elementi video sia elementi scultorei.

TC: Includerà nel suo lavoro i vestiti che ci sta mostrando?
LA: Questa è una cianotipia che ho realizzato con alcune foglie di un eucalipto locale, con le felci e con tutte le specie di fauna. Sono tutte diverse… Qualche giorno fa sono stata sorpresa da una tempesta di vento durante la quale sono caduti molti rami. C’erano tante piante sul terreno, ho raccolto molti rami di eucalipto e li ho stampati sul tessuto. Questo è quello che le performer indosseranno e quindi lo sto trasformando in abito.

TC: È bellissimo.
LA: Ogni abito sarà leggermente diverso dall’altro. Ci sono anche altri oggetti che le tre sorelle indosseranno. Questo è il pezzo scultoreo che ho prodotto.

TC: Che tipo di materiali ha utilizzato?
LA: Questo è cartone riciclato mentre questa è iuta. Sto realizzando un macramè per la parte posteriore e inserirò anche delle piume.

TC: Li indosserà durante il video o sarà mostrato solo come scultura?
LA: Tutte le donne che si esibiscono nel video indossano questi abiti, sono solo diversi uno dall’altro. L’ultimo è stato realizzato da una foglia di mais e una volta installato diventa una scultura da esporre insieme al video.

TC: Da dove ha tratto ispirazione per questo tipo di sculture?
LA: Stavo riflettendo molto sulle donne, sulle divinità femminili e su come ritrarre queste divinità senza che il risultato fosse un’immagine troppo appesantita. Nel primo progetto è stato davvero difficile cercare di capire come la terra e una forza di tipo mascolino potessero essere riprodotte in queste forme e sono stata così fortunata da trovare questo cartone riciclato. Si tratta di una cassa utilizzata per la spedizione del vino. Volevo che questo pezzo fosse forte e robusto, ma anche leggero affinché non risultasse pesante da indossare. È importante che sia anche facile da trasportare dal momento che lavoro lontano e in contesti diversi. Tuttavia, l’aspetto più importante è che le performer non ne risultino appesantite.

TC: Si, certamente. Quando saranno pronti i video?
LA: Gli altri due sono già pronti mentre la bozza di questo dovrebbe essere pronta per la fine di Settembre. Per questo video l’audio rappresenta un elemento complicato perché sto cercando di coinvolgere un musicista locale che suona uno strumento aborigeno.

TC: Al momento la storia delle Tre Sorelle è anche scritta?
LA: Ho scritto solo uno dei racconti basandomi sugli aspetti geografici delle montagne, quindi si tratta del racconto che non ho potuto rintracciare. L’ho scritto basandomi sulle informazioni che avevo appreso dagli esploratori e da tutti coloro che vivono e conoscono davvero le montagne. L’altro non l’ho scritto perché non sono interessata alla scrittura ma alla tradizione orale.

TC: Mi piace molto l’approccio che ha nei confronti del suo lavoro e della sua vita. Viviamo in un mondo molto frenetico dove le cose avvengono sempre velocemente; raramente abbiamo la possibilità di sederci e riflettere. Ma il suo sembra essere un approccio diverso perché lei sta davvero cercando di trovare il tempo per riflettere e approfondire. Lo trovo molto affascinante.
LA: Si, il tempo del mio lavoro è inevitabilmente rallentato. Un buon esempio è quello che è successo oggi. C’è stato molto vento qui, il sole andava e veniva e il processo di stampa risultava difficile perché tutte le foglie volavano via. Quindi mi sono ritrovata a guardare il sole e il vento e a parlare con loro, chiedendo al vento di rallentare e di calmarsi. Non funziona così, però. Non stavo proprio combattendo, ma in questo modo ho realmente preso coscienza dell’ambiente che mi circondava. Questo è quello che amo del mio lavoro perché mi forza a prestare attenzione al sole, al giorno e a cosa sta accadendo, a come il sole appare in un luogo piuttosto che in un altro, a come cambia da un luogo all’altro e da un giorno all’altro. In Australia la luce è completamente diversa da qualsiasi altro luogo in cui sia stata. Sono tutti nuovi aspetti con cui ci si deve confrontare.

TC: Mi piacerebbe parlare maggiormente della storia delle Tre Sorelle. Come l’ha scoperta?
LA: Il mio primo interesse è nato perché mi trovavo in un posto chiamato Sisters nell’Oregon, dove stavo svolgendo alcune ricerche. Le persone mi chiedono continuamente perché io sia interessata alla questione e devo dire che non si tratta solo dell’interesse per un luogo. Avevo trovato un legame con la storia perché ho tre sorellastre e tre sorelle acquisite. Quindi in tutto ho sei sorelle e tecnicamente siamo sette sorelle in totale e proprio l’altro giorno mi hanno raccontato la storia delle Sette Sorelle: qui ci sono sette sorelle nelle montagne delle Tre Sorelle, ma nel tempo hanno perso la loro connotazione per cui non sono più visibili. Ho trovato una connessione col posto e mi sento legata a questa storia. Credo sia importante essere in grado di instaurare una connessione col territorio e allo stesso tempo vivere la mia vita. Anche se sto realizzando arte contemporanea, posso comunque continuare a vivere la mia vita mentre instauro connessioni con il mondo e l’ambiente e il lavoro stesso esiste in quanto video. Mi piace come si è creato questo parallelo con la mia vita personale ed è basato sulla narrazione transmediale. Sono molto interessata a cosa questo voglia dire e a come continuare a rispettare la tradizione orale e al tempo stesso costruire il mio lavoro attraverso una pratica contemporanea.

TC: Conosce l’origine di questa storia?
LA: Questo racconto è iniziato con un anziano aborigeno che lo ha trasmesso a un altro aborigeno che a sua volta l’ha raccontato a me. Esistono molti racconti aborigeni che sono stati cambiati, manipolati e modificati secondo una visione coloniale della storia. Sono molto interessata a questo cambiamento e a come interpretarlo all’interno del mio lavoro. Gran parte di questa trasformazione è davvero complessa e integrata. Per questo motivo il lavoro appare astratto e semplificato. Non lo sto semplificando, lo sto solo realizzando in maniera più astratta.

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