Nástio Mosquito

Nastio post

Nástio Mosquito. Photo by Sander Buyck ©

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Ho contattato la prima volta Nástio per porgli alcune domande sul suo lavoro, ma non essendo soddisfatto del modo in cui aveva risposto ha acconsentito a una conversazione su Skype. La trascrizione di questa conversazione è presente al fondo della pagina insieme alle risposte al modulo che abbiamo chiesto di compilare ai visitatori del suo progetto per Artes Mundi (21.10.16 – 26.02.17) a Cardiff. Vorrei ringraziare Karen MacKinnon, Direttore e Curatore di Artes Mundi, per la sua preziosa collaborazione, Godelieve e Nástio Mosquito per aver reso possibile questa conversazione.
Michela Alessandrini

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Nástio Mosquito è nato in Angola nel 1981. Nella sua pratica artistica unisce performance, musica, video, installazioni, suono e poesia. Mosquito è interessato alla lingua, che vede come uno strumento per ottenere consenso ed esprimere potenzialità e desideri. Un tempo operatore televisivo, ama concepire progetti multidisciplinari in cui politica e intrattenimento si intrecciano in modo complementare.
Tra le sue esposizioni più recenti ricordiamo: 9 Artists, Walker Art Center (2013, Minneapolis); Politics of Representation, Tate Modern (2012, Londra); la 29esima Biennale di San Paolo (2010); Nástio Mosquito: Template Temples of Tenacity, Fondazione Prada (2016, Milano); Projects 104: Nástio Mosquito, MoMA (2016, New York).

 


2016-Transitory Suppository Act II Another Leader-Nástio Mosquito-Photo by Ric Bower-12

Transitory Suppository: Act #II No.Pruritus. No.Ani, Nástio Mosquito 2016. Installation view Artes Mundi 7, Chapter Gallery, Cardiff (UK). Photo by Ric Bower ©

Michela Alessandrini: Ho cercato su Internet alcune informazioni sulla sua vita e ho trovato questa sua affermazione: “Sono nato in Angola nel mese degli illuminati! Sono del segno del Cancro e per questa ragione dicevano che sarei potuto diventare uno psicologo o persino un insegnante!”. Ha qualche aneddoto personale da condividere su come sia nata la sua idea di accrescere la consapevolezza e incrementare il cambiamento?
Nástio Mosquito: Non sono proprio sicuro che sia questo quello che faccio. Suppongo sia tutto nato dal bisogno di dare valore alla mia esistenza. C’era anche la convinzione che fosse importante. E faccio in modo che quest’idea diventi una verità retorica, tangibile. È una missione a cui sono destinato, no?

MA: Suppongo di si. Oltre all’efficienza e alla coerenza, quali criteri segue per plasmare le sue idee? 
NM: Non faccio molto per plasmarle. Non provo a dar loro una forma e a condizionarle. Mi piace lasciare che le idee restino il più autentiche possibile. Bisogna proteggere le idee con le grandi guardie del corpo — il format e le circostanze che alimentano le idee. Ma non sempre ci riesco. Vengo catturato dalla tenacia di certe idee, dalla loro capacità di toccare una parte di me e provocarmi un sorriso interiore incontrollabile.

MA: Lei ha affermato “Sono un predicatore a cui non interessa la vostra sensibilità” e che vuole celebrare la motivazione più dell’identità. Il suo lavoro cerca di suscitare reazioni nel pubblico, ma cosa provoca in lei una reazione? Cosa la entusiasma?
NM: Il mio lavoro non cerca di suscitare una reazione nelle persone. Nonostante possa portare a questo, il suo scopo è creare una sorta di ribaltamento. Mi entusiasma l’“Io” nel “Noi” quando riesce a dare tutto quello che ha. Mi entusiasma la vittoria dell’individuo e la passione delle persone per una visione. Mi entusiasma la natura, sia essa umana o meno, la capacità di materializzare e celebrare visioni, soluzioni, impegno… e il riso! Il riso mi entusiasma sempre.

MA: La sua arte è trasformazione, un movimento dall’individuale al collettivo, da uno stato a un altro. Qual è “il cambiamento che desidera vedere nel mondo”?
NS: Me stesso con la capacità di accettare pienamente la bellezza dell’“Io” nel “Me”. Suppongo che solo in questo modo potrei contribuire più efficacemente al movimento che ha menzionato.

MA: Spesso parla della sua arte come un modo per definire l’“Io” nel  “Me”. Come definisce se stesso attraverso l’arte?
NS: Non so come rispondere a questa domanda, perché non direi che mi definisco in qualche modo attraverso l’arte. Credo sia parte di quello che faccio, se lei chiama arte quello che faccio. Si tratta di un modo per sentirmi vivo e trarre un po’ di gioia dalla vita. Penso si tratti di qualcosa che mi accomuna alla maggior parte delle persone che ho incontrato: questa crescente e immensa gioia che gli uomini provano quando trasformano, prendono qualcosa da un’idea e la materializzano. Credo che questo costituisca gran parte della mia umanità. Sono particolarmente fiero di questo mio bisogno di trasformare il più possibile. Non tutto merita di essere trasformato, ma ho l’impulso di materializzare le idee che non scompaiono, quelle più ostinate. Non penso che questo sia connesso all’arte in modo particolare, ma è quello che faccio. Non entro in sintonia con me stesso né mi definisco attraverso l’arte, ma non nego che sia qualcosa che faccio e che mi procura gioia in un modo o nell’altro. Sono certo che caratterizzi chi sono, ma non è compito mio definirmi in alcun modo. Anche quando rifletto su chi sono e come voglio vivere, non è per definirmi. Più che altro, si tratta di un modo per raffinare la mia vita. Suppongo che abbia a che fare con il viaggio dell’“Io” nel “Me”. Tutto quello a cui dedico il mio tempo dovrebbe contribuire a una migliore comprensione di me stesso. Dovrebbe servire ad alimentare semplicità e verità.

MA: È interessante che lei colleghi la nozione di semplicità a quella di verità. La verità è un luogo in cui la semplicità può esprimersi?
NM: Parrebbe che sia così. È un approccio piuttosto scientifico alla verità. Indaghiamo e sperimentiamo le cose e ogni volta, alla fine, ci rendiamo conto di essere arrivati a quel punto di semplicità. Per quanto complesso e intricato possa essere ottenere la coesione, l’obiettivo è sempre quello di semplificare.

MA: Leggendo del suo progetto “Respectable Thief” (NdT. “Ladro Rispettabile”) al MoMa ho capito, mi corregga se sbaglio, che al momento si sta confrontando con la rabbia. È vero?
NM: È importante stabilire una distinzione tra ciò con cui mi confronto io come individuo e ciò con cui si confronta il mio lavoro, perché non credo siano la stessa cosa. “Respectable Thief” si basa sulla ricerca della chiarezza e riconosce la differenza tra rabbia e amarezza. Quando si prova rabbia, significa che si tiene a qualcosa abbastanza da sentirsi emotivamente scossi. Questa parola provoca movimento. Qualsiasi cosa ci faccia arrabbiare, ci induce automaticamente ad agire e ad attivare un movimento interiore. Se non ci si confronta con questo movimento, si rischia di cadere nell’amarezza. Ci sono cose che ci imprigionano: concetti, comportamenti e prospettive ci imprigionano emotivamente, psicologicamente e alcune di loro perfino fisicamente. Dovremmo, o quantomeno ne abbiamo il diritto, confrontarci con la nostra rabbia. Se non la si affronta, la rabbia causa frustrazione, ansia e indignazione.

MA: Molte sue affermazioni mi fanno pensare all’Altro. Non posso comprendere il suo lavoro se non penso a chi assiste alle sue performance, a chi guarda i video e fa esperienza delle sue installazioni. La domanda “cos’è l’Altro?” che le ho già posto, a mio avviso è davvero importante, eppure lei non ha ancora risposto.
NM: Concordo che sia una domanda importante, ma credo sia superflua; si tratta di una specie di trappola e si finisce sempre con il dire fesserie a riguardo. Considero un complimento quando dice che guardando al mio lavoro non si può ignorare l’Altro. È un grande complimento per me perché significa che sto facendo il mio lavoro. Forse per lei è importante contattare le persone che hanno fatto esperienza del mio lavoro. Questo è un modo più efficace anche per me di capire cosa accade quando propongo il mio lavoro. Io stesso sarei curioso di capire queste cose un po’ meglio.

MA: Ha mai provato a capirlo? Le istituzioni con cui ha collaborato hanno mai provato a intervistare i visitatori?
NM: Non riesco a ricordare che sia avvenuto e in realtà non è una cosa che perseguo.

MA: Potrebbe essere interessante, se mi mettessi in contatto con i curatori delle sue ultime mostre e provassi a capire se lo hanno mai fatto?
NM: Sicuramente. Se pensa che questo possa comportare un coinvolgimento, un livello di relazione con ciò che lei ritiene rilevante e che l’ha motivata a fare questa conversazione, penso si tratti di una cosa certamente positiva. Inoltre, sono curioso anche io. Nonostante possa essere pericoloso per me, penso che alla fine possa risultare anche utile.

MA: Fantastico, la aggiornerò sulle mie ricerche. Teniamoci in contatto. La ringrazio per il suo tempo, Nástio.
NM: Grazie a lei per il suo.

Commenti ricevuti al Chapter Arts Center (Cardiff, 21.10.16 – 26.02.17) all’interno della mostra Artes Mundi 7 a cui ha partecipato Nástio Mosquito 

Non pensavo che lui volesse che noi… in modo così normale, lui sa che le persone dicono stupidaggini sulle opere e penso che stia cercando di allontanarsene anche se non può. Credo che lui sfidi i visitatori perché non gli interessa niente di cosa le persone pensino del suo lavoro.

Interessante, interattivo e opportuno!

A volte anche io mi sento insicuro… diversamente dal mio ego!

La stanza vuota mi ricorda il lavoro negli ospedali in Africa.

Non sono sicuro del lavoro di Mosquito ma sono rimasto affascinato dalle scritte di giornale. I ritagli di giornale, le parole tagliate e montate insieme, le frasi ecc. mi ricordano Hillsborough, l’insabbiamento e il ruolo dell’autorità.

Riguarda la censura? Mi chiedo cosa nascondano le parole.

Nonostante l’apparente spavalderia, il testo è sorprendentemente delicato.

Il pezzo di Nástio sulla Sindrome di Stoccolma era molto interessante, le luci e il nastro all’entrata mi hanno ricordato la scena di un crimine, mentre le scritte parevano la documentazione di un reato.

La stanza con le scritte assomigliava alla scena di un crimine — mi sarei aspettato di vedere sangue sui muri.

Riuscivo davvero relazionarmi con le scritte — sembravo io dopo una notte in giro.

È sincero? O è solo un ciarlatano che mette insieme cose solo perché gli piace essere riconosciuto come artista?

Alienazione.

Adoro gli aiuti lasciati cadere con le pillole che promettono di “svegliare Dio” e il modo in cui la mostra sfida gentilmente la nostra deferenza verso l’“arte”.

Sotto gli elementi più provocatori si nasconde una delicata comprensione dell’umanità che mi fa apprezzare il suo lavoro e il suo approccio. Un lavoro davvero efficace.

Dalla mostra emerge un sentimento di rabbia e di provocazione. Ho bisogno di più informazioni per capire l’artista.

Sono infastidito da tutte le parole volgari, ma il disegno dell’imballaggio di Prurito rende il motivo a spina di pesce del pavimento quasi provocatorio.

Mascolino e conflittuale, in quanto giovane donna mi sono sentita un po’ a disagio.

Mi sono sentito più di un osservatore, mi sono sentito partecipe della mostra.

Strano… Davvero strano. Come se fosse un mondo diverso ma poi neanche così diverso. Un uomo profondo, grazie.

Sono estremamente deluso. Ho trovato la mostra completamente egocentrica, non prende in considerazione gli altri, risponde solo a riflessioni personali ed è scollegata dal mondo. Scioccante al solo fine di essere scioccante, non aggiunge nulla di nuovo ed è privo di competenze. È una vergogna perché conosco molti artigiani incredibilmente qualificati che potrebbero utilizzare molto meglio lo spazio. È troppo semplice evidenziare i problemi e continuare a ripetere quanto il mondo sia terribile.

Nel complesso, non sono stato un grande ammiratore della mostra ma ho apprezzato la stanza delle supposte — l’ho trovata geniale.

Grazie per le droghe immaginarie Signor Mosquito.

È stato davvero gratificante poter toccare ed essere coinvolto.

 

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