Nelson Herrera Ysla, co-fodatore del Wifredo Lam Center e della Biennale dell’Avana (Cuba)

Nelson Herrera Ysla, Co-curator Havana Biennial 2015.Nelson Herrera Ysla è critico d’arte, curatore e poeta. È co-fondatore del Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam e della Bienal de La Habana, che ha co-curato sin dall’inizio, nel 1984. In quest’intervista, ci parla dell’edizione 2015 della Biennale (che termina oggi 22 giugno) e descrive il vivace paesaggio artistico cubano tra problemi, lotte e amore.

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Fare arte senza Internet

Trascrizione della conversazione in basso

Eugenio Tibaldi, 2015. Courtesy Bienal de la Habana.

Eugenio Tibaldi, 2015. Courtesy Bienal de la Habana.

Michela Alessandrini: Lei è uno dei curatori della 12esima Bienal de la Habana. Che cosa rende questa edizione differente dalla precedente? E dalle altre biennali nel mondo?
Nelson Herrera Ysla: Questa Biennale si concentra soprattutto sul contesto urbano e socio-culturale. Dopo le ultime esperienze, sin dal 2000 (l’anno della settima edizione) siamo sempre più presenti nella città e nei suoi spazi pubblici: strade, percorsi, spazi abbandonati o vuoti, rovine, etc. al fine di creare un ambiente ibrido, così come lo sono la nostra cultura storica e la nostra società.
Ci stiamo allontanando dagli spazi istituzionali – come gallerie, musei, centri culturali – per ricercare un pubblico diverso ed eterogeneo: in particolare, quelle persone che di solito sono lontane dall’arte, che non hanno mai visitato una galleria in vita loro. Vogliamo sorprenderli ogni giorno, mentre camminano per i quartieri storici dell’Avana Vecchia o altri più recenti.
La Biennale dell’Avana si estende, oggi, in più di sei quartieri enormi e affollati. A dire il vero non abbiamo mai usato un solo edificio per mostrare le opere, tranne nella prima edizione, quella del 1984, quando abbiamo occupato l’intero palazzo del Museo Nazionale di Belle Arti. Di conseguenza, in seguito a questa edizione, abbiamo cominciato a cercare altri posti nella città dell’Avana e la Biennale è cresciuta molto da allora. Adesso è un evento enorme.
L’interazione tra opera d’arte e pubblico è una priorità della Biennale di quest’anno. So che altre Biennali si svolgono in importanti spazi delle loro città, soprattutto istituzionali, anche per esigenze conservative, per proteggere le opere dalle condizioni climatiche e dagli atti vandalici. Sono cosciente del fatto che questo sia molto importante ma noi preferiamo rischiare, in nome della Biennale. Convinciamo gli artisti mostrando loro come installare o montare le loro opere per evitare ogni tipo di pericolo. Parliamo molto con i cittadini, persone di ogni classe sociale e istruzione, al fine di proteggere l’arte e rispettare profondamente un evento internazionale come questo. Fortunatamente a Cubaci sono presenti organizzazioni popolari che ci supportano in questo senso.

ALICIA VILLARREAL. Courtesy Bienal de la Habana, 2015

ALICIA VILLARREAL. Courtesy Bienal de la Habana, 2015.

 

Colectivo Pico Estudio

Colectivo Pico Estudio. Courtesy Bienal de La Habana, 2015.

MA: Luoghi particolari di cui parlare?
NHY: La Biennale si è sviluppata in Plaza Vieja all’Avana Vecchia, in alcune aree coloniali dall’altra parte del porto, specialmente la Fortezza di San Carlo de la Cabaña e il Castello di Morro. Inoltre ha coinvolto più di un chilometro di percorsi e palazzi sul lungomare in città. Ecco perché non abbiamo scelto un solo spazio centrale, la nostra intenzione è vedere e godere di tutto. È una bella sfida per le persone, perché è necessario camminare molto attraverso la città… e in ogni caso è un esercizio salutare.

MA: Quanto è costata la Biennale?
NHY: Il Ministero della Cultura contribuisce con una somma minima. Il budget è di circa 100.000 dollari; ma troviamo altri modi per supportare la Biennale attraverso istituzioni dentro e fuori Cuba come gallerie d’arte, centri culturali, donazioni, etc. La stampa del catalogo, per esempio, è stata un regalo di un’impresa italiana, la Maretti. Altre ambasciate estere all’Avana supportano le spese di viaggio e alloggio degli artisti. Molti di loro trovano un modo di venire all’Avana con l’aiuto dei loro paesi. Questa Biennale è sempre una prova di solidarietà. Non sarebbe possibile altrimenti.

MA: Come avete selezionato gli artisti? Secondo quali criteri?
NHY: Per selezionare gli artisti, analizziamo per un anno molti profili personali, immagini, video, dichiarazioni, critiche e portfolio. Inoltre, viaggiamo in paesi come l’America Latina, l’Europa, gli Stati Uniti, i Caraibi, l’Asia o il Medio Oriente grazie agli inviti a conferenze, ricerche, eventi, simposi e laboratori. Ci sono anche artisti che ci inviano candidature spontanee.
Abbiamo vari modi di raccogliere informazioni, tramite gruppi, artisti o accademie d’arte. Tutto è utile. Inoltre ci incontriamo spesso durante l’anno per condividere le idee, perché il nostro staff curatoriale include sette persone e bisogna discutere ciascun artista e ogni scelta. Riceviamo anche proposte dai nostri colleghi critici e curatori di molti paesi. Se sono buone, le accettiamo.
Il principale criterio di ammissione è la coerenza col soggetto centrale della Biennale su cui tutti siamo d’accordo prima ancora di cominciare i viaggi e le discussioni: questo implica che, alla fine di ogni Biennale, ogni curatore deve poter proporre delle idee per quella successiva. La proposta migliore è quella che risulta da questi incontri. Lo staff è composto da pensatori, curatori e produttori. Discutiamo lo scopo principale dell’esposizione, la struttura, i luoghi e la visione complessiva della Biennale: è una sorta di democrazia delle idee.

MA: In che modo la tensione nella politica cubana ha influenzato la Biennale? Come commenterebbe il caso dell’artista Tania Bruguera?
NHY: Dal 1959, viviamo in uno stato di tensione. Ci siamo abituati a dover affrontare questioni politiche, burocrazia, la mancanza di alcuni bisogni elementari, blackout… Abbiamo imparato a convivere con una vita quotidiana difficile e sappiamo come affrontare questa situazione. Più di trent’anni di esistenza della Biennale sono stati una buona esperienza per tutti noi.
Tania sa esattamente come lavorare e vivere in questo paese. Lei conosce bene il contesto politico e sociale cubano. Nelle precedenti biennali ha realizzato delle performance coraggiose e complesse, con il benestare dell’equipe curatoriale. Ha creato molta tensione intorno a lei in questa istituzione storicamente permissiva. Ma adesso è in un’altra nazione, coinvolta in provocazioni sociali e politiche, fuori dell’arte e dalla Biennale. A dire il vero, non so cosa voglia fare della sua vita, dipende da lei. Lei sa quali sono i rischi e le conseguenze degli atti personali, in ogni paese del mondo.

Fredman Barahona, 2015. Courtesy Bienal de la Habana.

Fredman Barahona, 2015. Courtesy Bienal de la Habana.

MA: La 12esima Bienal dell’Avana è cominciata il 22 Maggio e termina oggi 22 Giugno. Che cosa succede a Cuba, dal punto di vista artistico, al di fuori di questa manifestazione?
NHY: Molte cose. Niente e nessuno è tranquillo qui. Tutto si muove, costantemente. Questo è un paese culturale, un’isola culturale. Il materiale più importante, la fonte spirituale più significativa a Cuba è la cultura: la musica, la letteratura, il cinema, gli spettacoli, la danza, il teatro, l’arte. La nostra vita è piena di significati, iniziative e azioni culturali. Anche se ci sono problemi quotidiani nella ricerca di cibo, trasporti pubblici, lavoro e istruzione, noi pensiamo, crediamo, sentiamo una certa dimensione culturale.

MA: In che modo l’accesso limitato a Internet influisce sulla visibilità degli artisti cubani e sulle vostre vite?
NHY: L’acceso limitato a Internet non ha mai penalizzato gli artisti cubani perché sono tutti ben conosciuti dovunque. Non so perché – forse è un mistero che si dovrà risolvere un giorno – tutti sanno, fuori e dentro Cuba, che cosa sta succedendo qui per quanto riguarda la creatività, le istituzioni artistiche, i prezzi delle opere, i collezionisti, i premi, i nuovi atelier, le gallerie alternative, i libri, le pubblicazioni e la diffusione di informazioni in generale. È straordinario perché solo poche persone, inclusi gli artisti, hanno accesso a internet. Ma, che ci si creda o no, siamo al corrente di quello che succede nel mondo dell’arte internazionale: le tendenze attuali, le vendite all’asta, lo “star system”, le biennali, i diversi contesti, le residenze artistiche, etc.
Sono cosciente del fatto che Internet sia importante. Tutti hanno bisogno di questo strumento per restare informati. Non sto dicendo che siamo d’accordo o felici o che ci rassegniamo a questa situazione pacificamente o che non ce ne importi niente di Internet. Abbiamo semplicemente imparato a vivere senza Internet e, malgrado giò, siamo vivi e facciamo molte cose. Ci siamo adattati a comunicare in altri modi. Ogni giorno molti nuovi artisti emergono e sono subito riconosciuti da tante persone dentro e fuori Cuba. Facciamo esperienza di un altro tipo di comunicazione, abbiamo altri mezzi (come il faccia a faccia) e usiamo e manipoliamo vecchi strumenti che nessuno usa più negli altri paesi.

MA: Che cosa pensa se dico arte? Lei che è un poeta cosa vede intorno a sé?
NHY: Se dici arte, penso immediatamente a tutto quello che c’è intorno a me: l’architettura, il design, la musica, la danza, i parchi, lo stesso mare che circonda la città. E anche il mio ambiente personale, specialmente la mia mente e il mio cuore. L’arte rappresenta molte cose nella vita, come l’amore, senza dubbio. Per alimentare l’amore devi creare cose belle tra te e l’altra persona. Ogni uomo è un artista, diceva Beuys. Ha ragione se si vive creando, non solo artisticamente. Quando mi sveglio, di mattina presto, mi metto a pensare e a pianificare di creare qualcosa. Ho bisogno di creare per vivere, per affrontare giorni e notti. La creazione è arte indubbiamente, ma anche altre cose. Se dici arte, dici tutto.
Quello che vedo intorno a me è un mondo nudo e primitivo che ha bisogno di persone per completare l’idea originale di Paradiso. Ci si può riuscire con una canzone, uno spettacolo, un poema o una danza.

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