Raphael Chikukwa, Curatore capo della Galleria Nazionale dello Zimbabwe (Harare)

Raphael ChikukwaL’impegno di Chikukwa nella scena artistica nazionale e internazionale lo rende uno dei maggiori esperti d’arte contemporanea in Zimbabwe e in Africa. Circa dieci anni fa, è diventato curatore della Galleria Nazionale dello Zimbabwe. È tra i membri fondatori del Creative Africa Network e ha curato numerose mostre, come Visions of Zimbabwe, 2004 (Manchester Art Gallery, Regno Unito); African Heroes, 2006/2007 (Imperial War Museum, nord del Regno Unito); Face to Face, 2004 (Galleria Nazionale dello Zimbabwe/HIFA), e Siyaphambili 2000 (Galleria Nazionale dello Zimbabwe). Ha curato la prima, la seconda e la terza edizione del Padiglione dello Zimbabwe alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia che si sono tenute, rispettivamente, nel 2011, 2013 e quest’anno.

English version here

 


Una conversazione con Raphael Chikukwa

 

Trascrizione della conversazione in basso 

 

Berry Bikle. The Zimbabwe Pavilion at the 54th Venice Biennale 2011.

Berry Bikle. The Zimbabwe Pavilion at the 54th Venice Biennale 2011.

Michela Alessandrini: Grazie mille Raphael Chikukwa per la tua partecipazione a questa intervista. Puoi dirmi qualcosa riguardo alle pratiche curatoriali in Africa, al Padiglione dello Zimbabwe che hai curato quest’anno e più in generale, sulla scena artistica dello Zimbabwe?
Raphael Chikukwa: Grazie a te, Michela. Mi sono formato in Inghilterra, e ho studiato alla Kingston University fino al 2007 grazie alla borsa di studio Chevening. Dopo l’università, ho cominciato a dialogare con altri curatori, come Bisi Silva dalla Nigeria. Abbiamo discusso di che cosa potesse essere realizzato in Africa e le possibilità di lavorare come curatori nel nostro continente. Nel 2010, ho deciso di ritornare in Zimbabwe.
Ho avuto la grande opportunità di lavorare, essere formato come curatore e quindi di apportare valore aggiunto alla comunità artistica dello Zimbabwe. In seguito, sono stato invitato al forum Curating in Africa, organizzato dalla Tate Modern di Londra nell’ottobre 2010, che ha riunito curatori che lavorano in Africa come Bisi Silva, N´Goné Fall e molti altri*.
Allo stesso tempo, la Galleria Nazionale dello Zimbabwe ha maturato l’idea del padiglione; la questione di come rappresentare l’Africa nelle metropoli occidentali è stata al centro delle discussioni sia in Africa che nelle comunità in diaspora. Questo ci ha dato l’opportunità di gestire il progetto del Padiglione dello Zimbabwe, che è nato nel 2011. Il progetto è stato ideato nel 2010 e realizzato nel 2011, col titolo Seeing Ourselves: Questioning our geographical landscape and the space we occupy from yesterday, today and tomorrow, con quattro artisti: Tapfuma Gutsa, Berry Bickle, Misheck Masamvu e Calvin Dondo.
La nostra idea era di avere un padiglione a Venezia. Il mio primo viaggio a Venezia è stato nel 2001. Non poter vedere nemmeno un padiglione nazionale Africano alla Biennale di Venezia è sempre stato discutibile sia per noi che per altri curatori del continente. Questo ci ha permesso di lavorare al progetto con molti partner come il British Council, il Museo di Monaco, l’Unione Europea e anche il Governo dello Zimbabwe con il Ministero dello Sport, delle Arti e della Cultura che hanno erogato finanziamenti necessari alla realizzazione del progetto.

Tapfuma Gutsa, Brutal Justice, 2011. Mixed media installation. The Zimbabwe Pavilion at the 54th Venice Biennale 2011.

Tapfuma Gutsa, Brutal Justice, 2011. Mixed media installation. The Zimbabwe Pavilion at the 54th Venice Biennale 2011.

Ci sono molte istituzioni artistiche indipendenti in Africa: il Raw Material Company in Senegal, il Doual’art in Camerun, il CCA Lagos in Nigeria e il Center for Historical Reenactment in Sudafrica. La Galleria Nazionale dello Zimbabwe fa parte di questo insieme ma è un’istituzione nazionale. E questo anche grazie alla rete di contatti nel mondo dell’arte che la Galleria Nazionale mette in campo per la realizzazione di questi progetti. Ci sono anche stati progetti arrivati alla Galleria Nazionale ma avviati da alcuni di questi curatori, come Art at Work, una mostra itinerante curata da Simon Njami, che è arrivata qui nel 2012. Un altro progetto è stato la mostra A Tale of One City, co-curata da Bisi Silva e da Marianne Hultmann e Daniella van Dijk-Wennberg dalla Norvegia. Questo è un altro progetto importante da citare, perché ha rilevato il bisogno di collaborazioni a livello nazionale e internazionale.
Quando abbiamo realizzato il primo padiglione alla Biennale di Venezia nel 2011, sapevamo di non essere interessati ad un evento isolato, quindi abbiamo dato vita a un altro padiglione l’anno seguente, nel 2013, intitolato DUDZIRO: Interrogating the visions of religious beliefs. È un progetto che ha visto la partecipazione di cinque artisti: Virginia Chihota, Michele Mathison, Portia Zvavahera, Rashid Jogee e Voti Thebe. Per noi, Venezia non è mai stato un luogo da visitare e da lasciare con un addio. L’idea era di continuare a essere visibili alla Biennale di Venezia, e di inserire regolarmente questa tappa nell’ambito dei nostri progetti internazionali. Ecco perché siamo tornati anche quest’anno, con un progetto ancora più grande del Padiglione dello Zimbabwe.
La Galleria Nazionale è il centro dell’arte contemporanea in Zimbabwe ed esiste dal 1957. Sin dall’inizio, ha ospitato diversi eventi artistici, come il primo progetto intitolato Da Rembrandt a Picasso o il forum ICAC, il Congresso Internazionale dell’Arte Africana del 1962, occasione d’incontro per musei da tutto il mondo qui in Zimbabwe. Quindi stiamo continuando con lo spirito che esiste sin dall’inizio. Possiamo farlo solo attraverso la scena artistica perché è viva e dinamica. Lo Zimbabwe ha superato momenti difficili negli ultimi dieci anni, ma questo non ha frenato l’espressione artistica in questo paese. Come molti dicono: “La buona arte nasce dai suoi stessi problemi”. Oggi molti artisti dello Zimbabwe sono presenti in eventi internazionali, come Frieze a New York e Londra, o la Joburg Art Fair a Johannesburg, in Sudafrica.

MA: È un buon segno. Significa che avete fatto un buon lavoro.
RC: È un lavoro di squadra, uno spirito di squadra, che viene dalla stessa istituzione, diretta da Doreen Sibanda, con cui collaboro strettamente. Inoltre abbiamo il supporto della comunità internazionale, delle ambasciate qui in Zimbabwe e altri colleghi e amici in Italia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Abbiamo una buona rete di relazioni a livello internazionale che sostengono le iniziative che organizziamo qui.

MA: Gli artisti, soprattutto quelli più giovani, rimangono in Zimbabwe o preferiscono lavorare all’estero?
RC: Tra gli artisti che abbiamo mostrato a Venezia nel 2013, uno vive in Sudafrica — molti sono gli artisti che vivono in Sudafrica — ma la maggior parte di loro vivono e lavorano qui. In ogni caso non ci limitiamo soltanto agli artisti che lavorano solo in Zimbabwe. Il network che abbiamo elaborato è più vasto, e comprende anche coloro che vivono nella diaspora, perché le storie della diaspora sono altrettanto importanti di quelle dello stesso Zimbabwe. In qualità di istituzione nazionale, abbiamo il ruolo importante di fornire una piattaforma a questi artisti.
Negli ultimi anni, la Galleria Nazionale è stata sottoposta a vari interventi di restauro. Abbiamo ricevuto più di mezzo milione dell’Ambasciata Norvegese sia per rifare il tetto e il soffitto che per altri interventi minori in questo enorme edificio. Se ti piove dal tetto hai un problema: un tetto da cui piove non si sposa bene con le opere d’arte.
Stiamo anche pensando di attivare collaborazioni per la valorizzazione della nostra collezione. Per esempio, stiamo discutendo con il critico italiano Michele Robecchi, che lavora a Londra, per realizzare il catalogo della nostra collezione, che comprende grandi maestri europei e, soprattutto, italiani.

Michele Mathison, Chibage, 2013. Ceramic, dimenisons variable. The Zimbabwe Pavilion at the 55th Venice Biennale, 2013.

Michele Mathison, Chibage, 2013. Ceramics, dimenisons variable. The Zimbabwe Pavilion at the 55th Venice Biennale, 2013.

*Meskerem Assegued (Zoma Contemporary Art Center, Etiopia); Marilyn Douala Bell (Doual’art, Cameroon); Abdellah Karroum (L’appartement 22, Marocco); Riason Naidoo (Galleria Nazionale del Sud Africa) N.d.r.

Potreste essere interessati anche al post sul Padiglione dello Zimbabwe alla 55a Biennale di Venezia 2013.

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